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MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN:

Otorinolaringoiatria, esperto in Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Funzionale e Biorisonanza.

INTRODUZIONE AL LIBRO

“L’infiammazione Funzionale”

“Un viaggio dal biologico all’emozionale”

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L’idea di un saggio su un argomento come l’infiammazione in Medicina Funzionale,  nata in una cena d’estate, è stata accettata e costruita con grande entusiasmo, anche se sentito come compito impegnativo, perché come spesso capita agli “addetti ai lavori”, ci si confronta giornalmente con una modalità di pensare la medicina moderna ancora oggi con una visione spesso fatta di dogmatiche linee guida, protocolli, indicazioni terapeutiche accettate troppo spesso in senso acritico, barriere burocratiche, leggi sulla privacy, e,non ultime, problematiche medico-legali e della sempre più critica, medicina difensiva.
Quale confronto scientifico potrà scaturire in futuro da una visione così univoca, che cerca di escludere la multifattorialità e la peculiarità di ogni caso clinico, nel processo patologico di ogni paziente?


Oggi un numero sempre maggiore di persone sta perdendo fiducia per questa medicina “moderna”, prevalentemente incentrata sulla soppressione del sintomo, cerca alternative, rendendo inevitabile un “cambiamento di paradigma”.
Parlare di medicina funzionale e, in particolar modo di “infiammazione funzionale” è quindi da subito apparsa impresa rischiosa, ma per questo stimolante, poiché ancor oggi risulta nella medicina del XXI Secolo,senz’altro 
controcorrente e 

ancorchè non convenzionale, definire l’infiammazione come processo vitale dell’organismo, indispensabile per il corretto equilibrio biologico del nostro organismo.


Per questo ringrazio sin da ora la brillante intuizione di  Mauro Manca, che come un rabdomante, ha coordinato questa opera che vuole essere, per sua stessa volontà, una traccia tra le tante, di uno stato dell’arte della attuale Medicina Funzionale, su un argomento centrale della pratica clinica quotidiana.

Perché fermare concetti e idee serve per consolidare, avere un punto di partenza per ripartire, guardare a un futuro.
Quella medicina funzionale che è metodica di insegnamento in Italia di una moderna medicina che accomuna lo studio fisiopatologico delle malattie con le più aggiornate nozioni della medicina scientifico-sperimentale dei nostri giorni, integrando le antiche metodiche (come ad esempio,la medicina tradizionale cinese e altre) attraverso il linguaggio e il filtro adottato dalle moderne nozioni che vengono messe in evidenza dall’attuale letteratura scientifica.
Tale nuova visione, che cerca di riassumere quindi una visione olistica della medicina moderna si sta affermando come scuola di insegnamento in molti paesi, tra le quali le più note, la società di medicina funzionale americana e quella tedesca.
Nella casistica della Medicina Funzionale si deve sempre trovare questa caratteristica clinica: ogni caso clinico rappresenta l’unicità della persona e  il suo percorso clinico, quindi per dieci pazienti con lo stesso sintomo infiammatorio, ci sono dieci percorsi diagnostici diversi, e dieci indicazioni di terapia diverse.


Sotto questo punto di vista,nella visione funzionale, si comprende, nel suo andamento di funzioni alternate (come lo Yin e lo Yang della medicina tradizionale cinese), il nostro organismo come regolato da cicli metabolici circadiani, che vengono sempre completati alla fine, attraverso una fisiologica infiammazione.
Esiste un ritmo circadiano luce-buio, che condiziona un ritmo sonno-veglia, un ritmo alimentare e un ritmo digestivo, un ritmo mestruale, un ritmo lavorativo, tutti cicli vitali che trovano il supporto ormonale delle loro fasi finali nell’infiammazione, dalla melatonina all’insulina e agli ormoni sessuali,  sino all’ormone della crescita ed altri ancora.
Di qui una prima considerazione: in base a questi ritmi, le nostre cellule“infiammano” in ogni momento della giornata, in maniera silenziosa fisiologicamente, ogni giorno. Basti pensare alle cellule della nostra gola, del nostro albero respiratorio, oppure del nostro intestino, dell’apparato genitale femminile, strutture che si trovano in permanente relazione con l’ambiente esterno.


Non sono mucose “sterili”, sono perennemente a contatto con miliardi di batteri, in cosiddetta “simbiosi permanente”, sono sottoposti a migliaia di input stresso geni dall’ambiente esterno, e, in maniera del tutto silenziosa, collaborano nella regolazione, di continuo nella giornata, di quelle fasi metaboliche per come dire, di “attacco”, alternate da successive fasi di “riposo”, ovvero di attivazione di reale infiammazione a scopo riparatorio anabolizzante e drenante, quasi sempre, manco a dirlo, per noi senza evidenza di alcun sintomo.
Sono tutti ritmi, regolati dal quel grande “direttore d’orchestra”, il sistema neurovegetativo, che trova nel tessuto connettivo, ovvero la cosiddetta Matrice extracellulare, il suo teatro per la sua “messa in opera”, alternando le due fasi giornaliereortosimpatica/parasimpatica,catabolica/anabolica,degenerativa/infiammatoria, tutti sinonimi con lo stesso significato.


Alla luce di tutto questo emerge pertanto un nuovo concetto di malattia.
Negli ultimi anni, l’infiammazione è tornata al centro dell’attenzione eziopatogenetica di un prevalente numero di patologie croniche.


In queste pagine discorreremo di infiammazione nella visione della medicina funzionale in una analisi critica,nella speranza di ritrovarci, nuovi stimoli,nuovi quesiti, nuovi orizzonti di approccio scientifico. Ad esempio, un nuovo punto di vista sui batteri, questi microrganismi cui ci è stato insegnato da sempre di starne lontani, molto lontani, nella vana speranza di vivere in un mondo possibilmente sterile, dove tutto deve essere più che batteriologicamente asettico, nella misconoscenza, che una persona di 80 Kg di peso, ha insito almeno 1 Kg effettivo di batteri cosiddetti simbionti nel proprio corpo e che nell’aria che inspiriamo, inaliamo, per ogni secondo, migliaia di batteri e virus.


Non si può dimenticare che l’infiammazione è da considerarsi l’unico processo tissutale attraverso cui l’organismo cerca di eliminare ogni agente perturbante stressore esogeno o endogeno, ed è il solo, mirabilmente codificato in corso dei lunghi anni di evoluzione, a cui la Natura si rivolge per la neutralizzazione di ogni dissonanza o eccesso (batteri, virus, fungo, parassita, sostanze estranee all’organismo, oppure cellule non self o non “riconosciute”dal sistema immunitario, etc.), quindi di ogni diversità che comprometta l’equilibrio biologico del paziente, di ogni agente potenzialmente pericoloso per l’integrità della persona e, quindi, della specie.
Se non infiammiamo in misura sintomatica in ogni momento, sarà perché abbiamo delle difese immunitarie in ordine.
Ma quel sistema immunitario sarà efficiente se sostenuto da un sistema metabolico in ordine.
E quel sistema metabolico sarà performante, se sostenuto da un forte asse ormonale dello stress, ovvero da un corretto ordine di gestione dello Stress.


Da queste domande, nasce il presupposto funzionale di “capire” quell’infiammazione, sul perché profondo di quell’insorgenza, nella certezza clinica che non si tratta mai di un disturbo casuale, rappresentando una reazione biologica  (bios-logos) che risponde, sempre, a una logica ferrea di  controllo di un precedente deragliamento di tanti sottosistemi, quindi con molte concause scatenanti, il più delle volte in apparenza poco evidenti, ma che vanno necessariamente individuate, poiché un sistema biologico non sbaglia mai controregolazione.
Lavorare solo sul cosiddetto Sintomo può essere efficace solo alla condizione di avere un sistema biologico complessivo del paziente in grado di gestire e contro-regolare a livello sistemico il reset ottenuto da quella forzata soppressione. In tal caso il paziente può tornare all’equilibrio funzionale di partenza.


 Ma se il processo infiammatorio improvvisamente bloccato, sia con l’utilizzo di farmaci di sintesi biochimica, (ma in alcuni casi anche attraverso l’utilizzo di rimedi naturali), nel suo decorso non viene opportunamente supportato da un sistema di drenaggio emuntoriale efficace, aprirà la strada a una ripetizione di quel sintomo infiammatorio, come una sorta di cortocircuito, visto in questo caso come la più diretta, opportuna  ed efficace via di compenso adottata in quel momento dall’organismo, perché un sistema biologico, non sbaglia mai la sua controregolazione.
 Si apre in questo modo lo scenario alle patologie infiammatorie croniche, il grande capitolo aperto e ancora non risolto, nella medicina del XXI Secolo.


In questo libro quindi è stato affrontato il tema infiammazione sotto  attuali e molteplici punti di vista, necessari per una corretta ed esaustiva analisi del paziente infiammatorio, dove nulla va buttato via.
Proprio per questo, ciò che rende la Medicina Funzionale affascinante sta proprio nell’avere una imprescindibile visione del paziente globale, dove, come  vedrete, ogni capitolo avrà la sua attinenza in un qualsiasi quadro clinico quotidiano. 
Una visione dell’infiammazione, multifattoriale e poliedrica, dove, come in un caleidoscopio, ogni aspetto trova una sua brillantezza e apparente luce propria, per confluire, alla fine in una luce unica. 
Che renderà, col tempo, grandi risultati terapeutici, e grandi soddisfazioni.


Dobbiamo accostarci ad un concetto di Medicina necessariamente più complessa ma più moderna, riappropriandoci di tutti quei concetti fisiopatologici che anche oggi vengono forniti dalla ricerca Scientifica più avanzata, per finalmente arrivare a una visione funzionale del paziente, che a questo punto va oltre, perché il paziente va studiato nella sua più completa essenza, che per forza di cose è unica e personale, ben oltre un semplice (seppur complesso), caso clinico.
Allora, pensando ad esempio alle molteplici patologie di tipo infettivo, sorge spontanea la domanda: siamo davvero noi aggrediti da virus e batteri, o siamo noi che gli apriamo, senza saperlo, la porta?
Come se prima di settant’anni fa, in assenza della disponibilità di antibiotici, i nostri predecessori o antenati fossero inevitabilmente condannati a soccombere, dopo una semplice bronchite o una banale cistite.
Non disconoscendo l’utilità per la vita umana di farmaci di sintesi di drastico intervento in quadri di particolari stati patologici, alcune volte indispensabili onde immediatamente rimediare a situazioni di importante gravità, il terapeuta funzionale, chiusa una fase di blocco di un’infiammazione in forma acuta, proverà a comprendere perché 
dis-funzionalmente quel sistema biologico continua a riproporre, di volta in volta, sempre e invariabilmente, infiammazione.
Proveremo quindi a capire che la salute consiste anche in produttiva e indispensabile simbiosi, ovvero pacifica collaborazione con i batteri, grandi “operai al servizio della infiammazione funzionale”. 


L’infiammazione sintomatica, quindi, vista come necessità vitale di guarigione intesa come nuovo riadattamento: un concetto, quasi un’ideale oggi da sussurrare piano.


Questo concetto avrà però senso se poi troverà un concreto sbocco logico nella pratica di ogni giorno, davanti al paziente.
Ma oggi il medico che applica questa metodica da anni, avendone apprezzato i risultati sul campo ogni santo giorno, capisce e verifica come quell’infiammazione vada in certi casi, quasi paradossalmente promossa, modulandola, al fine di ottenere un nuovo riequilibrio di salute del paziente.


In tal senso, ad esempio, oggi trovano una nuova logica alcune antiche conoscenze empiriche derivanti dagli studi osservazionali appartenenti alla storia dell’Omeopatia Classica, con tutto il loro enorme e prezioso bagaglio di segni e sintomi raccolti nei testi di repertorizzazione omeopatica, che rappresentavano in senso positivo e profondo i cosiddetti aggravamenti omeopatici, nell’evenienza di una reazione opportunamente innescata da un rimedio cosiddetto il “simillimum”,in questo caso, a giustificazione dell’esattezza della repertorizzazione del rimedio, e in assonanza, (oggi diremmo meglio, secondo i canoni della Medicina Quantistica: risonanza), con il sintomo accusato dal paziente.
Ebbene: quel peggioramento Omeopatico, altro non era che una reazione infiammatoria opportunamente innescata per ottenere la successiva guarigione da quello stesso sintomo!


Oggi tali concetti trovano solide e profonde basi Scientifiche, che sono state ricercate, riassunte, riunite, e continuamente aggiornate dai medici e farmacisti docenti della Società Italiana di Medicina funzionale, non senza l’aiuto critico dovuto all’esperienza sul campo dei professionisti diplomati in questi anni.
Cercheremo con una nuova consapevolezza che la salute è integrazione tra stili di vita, alimentazione, ambiente di vita sano, anche attraverso una gestione dello stress, e di relazioni gratificanti, per poter promuovere un atteggiamento personale di crescita mirato a un cambiamento, a un rinnovamento emozionale, nella ricerca di nuova sintonia e accettazione con l’ambiente che ci circonda, inteso come individuo visto come parte integrata della natura. 
Questo è il dono più prezioso che possiamo offrire: aiutare a saper ascoltare, comprendere, a camminare in un percorso di consapevolezza, che quell’infiammazione e quel dolore ci chiedono un certo grado di sintonia interiore, non accumulando più tempo nella psiche e tossine nelle cellule del corpo.


In questo modo il nostro organismo invecchierà a un ritmo molto più lento. 
Non esiste esperienza umana, incluso la malattia, dalla quale non possiamo imparare qualcosa, che non possa aiutarci nella nostra evoluzione.
Per questo la speranza nello scrivere queste semplici righe sta nel condividere con i lettori, che non c’è Infiammazione senza la precedente fase di Stress, sia essa consapevole o vissuta in maniera subconscia, definita in gergo neurovegetativo, fase simpaticotonica, che avrà un ruolo determinante nello scatenare, o meglio, slatentizzare noxae patogene contro un sistema metabolico in precario equilibrio.


L’arte medica deve essere comprensione dei meccanismi fisiopatologici che mettiamo sempre in atto per adattarci a vivere, anche attraverso la malattia, che va intesa come un mezzo di logico tentativo di regolazione in una performance psico-fisica generale progressivamente deficitaria.
Quindi: a ognuno la propria infiammazione personalizzata, dove la PNEI, nella sua complessità dinamica,fornisce modelli reattivi peculiari per ogni persona.


Allora quella infiammazione potremo assimilarla e viverla,addirittura come un “dono”, perché rivelatrice, nella sua risoluzione, di quello stato di conflitto precedente, quasi sempre inteso come non accettazione, e quindi, di non adattamento alla nostra realtà vissuta.
Quella realtà che è sempre soggettiva, virtuale, perché personale, non oggettiva.
Quella realtà, che consiste in ciò che noi sappiamo o riusciamo a vedere, con gli occhiali della nostra cultura, del nostro ambiente sociale, del nostro contesto storico, in altre parole, delle nostre Credenze.


Ecco il significato più profondo dell’infiammazione funzionale: la comprensione di aver avuto quel sintomo, quel fastidio, quel malessere, come profonda espressione, come messa in scena teatrale di un preciso dolore dell’animo, nel tentativo, più spesso inconsapevole, di risolverlo, e che quel bruciore, quel malessere, in sostanza quell’infiammazione, si è resa necessaria e inevitabile per comprendere quel sintomo e accettarlo, per capire il teatro della Vita.
L’infiammazione funzionale, come scommessa per ognuno di noi, intesa come alta occasione di rinascita individuale. Perché “chi più alto sale, più alto vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna”.
Per questo, non esiste malattia, non esiste guarigione, esiste il cambiamento.

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